Azoospermia – una diagnosi che cambia tutto

Dopo un anno di ricerca senza successo di una gravidanza, abbiamo ritenuto opportuno non solo fare accertamenti dal ginecologo, ma approfondire anche il lato maschile. Gli esami più indicati sono spermiogramma e spermiocoltura.

Il referto dello spermiogramma è arrivato un sabato mattina a inizio 2015, eravamo di rientro dalla spesa settimanale e abbiamo verificato online se fosse già disponibile. Inseriamo i codici per accedere ai referti, apriamo il pdf e alla voce “Concentrazione sp.zoi (mil/ml)” e “Totale sp.zoi (milioni)” c’erano soltanto due piccoli trattini. Il nostro primo pensiero era quello che ci fosse stato un errore di caricamento del referto e sia stato caricato un referto vuoto.

Poi però, guardando meglio, vediamo che qualche altro campo è compilato. Proprio in fondo, praticamente affianco alla firma del biologo che ha eseguito l’esame leggiamo in lettere piccole “Conclusioni: Azoospermia“, quasi si vergognassero a segnalarlo.

Azoospermia vs. situazione normale

Andiamo subito su Google a cercare cosa significasse: Totale assenza di spermatozoi nel liquido seminale, quindi zero.

Zero infatti significa anche niente o nullo. Sarà che prima di studiare Traduzione abbiamo entrambi frequentato un liceo scientifico, che questo zero ci ha fatto capire fin da subito che era equivalente a: zero possibilità di procreare.

Ne è affetto l’1 % della popolazione, quindi 1 maschio su 100, e il 2% delle coppie infertili: tutto sommato non è una diagnosi così rara nel tentativo di fare un figlio. L’azoospermia si suddivide in azoospermia ostruttiva (80%) e secretoria (20%): nel primo caso, è dovuta all’ostruzione delle vie seminali (malformazioni congenite, genetiche e infiammazioni), nel secondo caso da un’insufficiente o mancata produzione. 

Nonostante il risultato fosse chiaro e senza altre possibili interpretazioni, non riuscivamo a crederci al 100% e abbiamo ripetuto lo spermiogramma altre tre volte in laboratori diversi. Ovviamente l’esito è rimasto invariato. 

Le cause sono ancora ignote, ma noi nella nostra testa ce ne siamo comunque immaginate alcune: tabagismo durante la gravidanza, un qualche tipo di agente esterno (inquinamento) nei primi anni di vita? In effetti crescere in un quartiere oppresso da traffico, acciaierie e aeroporto non è sicuramente stata una delle migliori condizioni… oppure non c’entra niente tutto questo, e mai sapremo da cosa dipende l’azoospermia.

In tanti casi, nella procreazione medicalmente assistita, una volta avuta la diagnosi, si cerca tramite qualche cura o farmaco di migliorare la qualità/quantità di follicoli/spermatozoi per ottenere una gravidanza, però per noi ogni speranza era già vana ancora prima di iniziare un percorso pma.

L’unica soluzione con questa diagnosi è quella di andare a cercare gli spermatozoi dentro i testicoli e usarli successivamente con la fecondazione assistita, ma non sempre se ne trovano.  È possibile prelevare gli spermatozoi attraverso agoaspirato, con TESE (Testicular Sperm Extraction) oppure con micro-TESE (durante l’intervento l’operatore utilizza un microscopio per andare a scovare i tessuti che possono contenere spermatozoi).

Ma non basta trovare spermatozoi: questi devono anche funzionare bene per fecondare l’ovulo, generare un embrione e poi un feto. E infatti, il problema sta proprio nella qualità del materiale recuperato, poiché anche se si riescono a recuperare spermatozoi da una di queste tecniche, tante volte non è possibile arrivare ad una gravidanza per un problema di mancata maturazione, dato che gli spermatozoi vengono prelevati prima di completare il loro ciclo di maturazione.

La nostra base di partenza per la TESE era un valore di FSH alto e testosterone ai limiti inferiori, nessuna delezione nelle regioni del cromosoma Y associata al fattore azoospermia, nessuna mutazione del gene della Fibrosi Cistica e cariotipo normale. L’ecocolordoppler non ha evidenziato nessuna anomalia. Con questi risultati la diagnosi è stata di azoospermia non-ostruttiva con bassissime probabilità di recupero di spermatozoi dato l’elevato valore di FSH.

Diciamo che non ci siamo quindi mai fatti troppe illusioni di poter procedere poi con una ICSI omologa, ciononostante abbiamo deciso di tentare la TESE, pur essendo consapevoli delle chances molto limitate.

Le settimane successive alla diagnosi sono state caratterizzate da riflessioni, dubbi e pensieri sul nostro futuro. Sono state anche delle settimane di preparazione (prevalentemente psicologica) all’intervento al reparto pma dell’Ospedale San Paolo di Milano. Anche se si tratta di un’operazione tutto sommato poco invasiva che viene effettuata in anestesia locale, comunque c’era in noi una buona dose di preoccupazione e di attesa su ciò che sarebbe stato l’esito.

Dal pre-operatorio fino alla fine della post-operazione sono passate un po’ più di 3 ore. Poco dopo il ritorno nella camera dell’ospedale, sono venuti il dottore che ha eseguito l’operazione e la biologa, per darci la cattiva notizia che non è stato possibile trovare nessun spermatozoo

Questo ci ha lasciati molto tristi, ma in un certo senso ci eravamo preparati all’elevata probabilità di un esito sfavorevole. Alcune ore dopo l’operazione siamo già fuori dall’ospedale, non senza dolori (fisici e psicologici).

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