Sincerità nell’eterologa?

Ancora prima di decidere se percorrere la strada della fecondazione eterologa per diventare genitori ci era chiara una cosa: la sincerità è fondamentale. Così come nel nostro rapporto di coppia è sempre stato uno dei pilastri, non avremmo potuto e voluto immaginarci una vita fatta di segretezza e menzogne.

Sul nostro profilo Instagram, dove abbiamo raccontato la nostra storia e continuiamo a scrivere su diverse tematiche legate all’infertilità, la procreazione medicalmente assistita e la fecondazione eterologa, abbiamo chiesto se altre coppie che hanno o stanno percorrendo la strada dell’eterologa hanno paura o no che i (futuri) figli scoprano di essere stati concepiti grazie a donatore.

La domanda era rivolta chiaramente solo a chi ha deciso di nascondere il concepimento con eterologa ai propri figli. Tra le persone che hanno risposto di non aver paura, abbiamo ricevuto qualche spiegazione e vorremmo dedicare questo articolo commentando le motivazioni sulla base delle nostre personali convinzioni.

Con questo articolo non intendiamo cambiare le decisioni delle persone imponendo la nostra visione, bensì offrire uno spunto di riflessione per valutare quale è, secondo ciascuno di noi, il bene maggiore per il proprio figlio.

  • “Perché lo sappiamo solo io e mia/o moglie/marito.”
  • “Crescendolo normalmente non si porrà dubbi.”

Anche se lo sapete solo voi e anche se lo crescete normalmente, questo non impedisce che la verità possa venire a galla, per esempio a causa della necessità di cure mediche intensive come un trapianto di midollo, o anche semplicemente perché il figlio ad una certa età decida spontaneamente di effettuare un test del DNA perché non riconosce somiglianze con il/i genitore/i. Ormai questi test sono davvero facili da eseguire tramite kit comprati online e in futuro lo saranno sempre di più.

Riteniamo doveroso riportare un articolo della rivista GIOIA del 2015 dove si parla di dire la verità ai figli: https://www.donorsiblingregistry.com/sites/default/files/files/42%20ETEROLOGA.pdf

Dire la verità a un figlio dell’eterologa è giusto? «Centinaia di storie e di ricerche dimostrano che non sapere come si è stati concepiti, o scoprirlo per caso, può fare seri danni», spiega Wendy Kramer, fondatrice del Registro dei figli dei donatori. «Bisogna dire la verità il prima possibile. Per un bimbo piccolo che cresce sapendo che mamma e papà non riuscivano ad avere figli e si sono fatti aiutare, l’eterologa è un non problema. Il segreto nasconde sempre un senso di vergogna, di solito legato all’infertilità. È questo che i genitori devono superare, altrimenti rischiano di trasferirlo al figlio».

Ma sapere la verità è solo l’inizio della storia. «Prima o poi la curiosità di sapere da dove vieni, arriva. Per i teenager, è parte del processo di costruzione dell’identità. E i genitori devono assecondarla». Ma le leggi? «Ci sono Paesi, come il Regno Unito, che si chiedono qual è la cosa migliore per i bambini e permettono loro, diventati maggiorenni, di conoscere l’identità dei donatori. I Paesi (e l’Italia, che deve scrivere le nuove regole dell’eterologa sta andando in questa direzione, ndr) che pensano all’interesse del donatore, emanano leggi che tutelano l’anonimato a vita».

  • “Madre/Padre non biologica/o non vuole, sente il figlio suo al 100%”

Anche entrambi noi sentiamo i nostri figli come nostri al 100% e non gli nascondiamo nulla appunto perché non vogliamo rischiare di perderli un giorno perché si sono sentiti traditi. Secondo noi sono genitori esclusivamente chi li ha concepiti, accuditi e cresciuti; i donatori danno qualcosa, ma non concepiscono e dubitiamo che un figlio nato da eterologa possa considerare il donatore come un genitore. Ogni persona(donatore e genitori) ha il suo ruolo ben definito e crescendo i figli nella consapevolezza delle loro origini è improbabile che li confondano, mentre invece ci sono tante storie di figli che l’hanno appreso per caso o tardi e hanno provato un rifiuto per i propri genitori cercando nel donatore una figura che potesse in qualche modo riempire il buco.

  • “È più facile non dirlo”

È davvero più facile vivere insieme alla paura che in qualche modo la verità venga a galla? Inoltre non crediamo che sarebbe facile gestire un figlio che si sente mentito dai propri genitori. Fin da piccoli diciamo ai nostri figli di non mentire e come giustificheremo di averlo fatto noi tutta la vita e non per una caramella mangiata di nascosto.

  • “Paura della reazione / del giudizio e che non capisca il gesto d’amore”

In un mondo in cui l’integrità e l’unità nella famiglia è sempre più rara, le coppie che concepiscono un figlio con l’eterologa lo hanno talmente desiderato che vorranno trasmettergli tutto il loro amore e trattarlo al meglio. Potrebbe davvero non capire il gesto d’amore? Preferirebbe non essere nato?

Se avessimo avuto il dubbio che i nostri figli possano non capire il gesto d’amore e sentirsi traditi a causa del concepimento con donatore, allora non avremmo nemmeno iniziato il percorso.

Questo è un nostro pensiero personale, che trova però conferma in diverse testimonianze di persone nate da eterologa che dicono che crescere fin da piccoli nella consapevolezza delle proprie origini rende l’essere concepiti grazie a donatore la propria normalità e non si sentono affatto diversi dagli altri, né l’amore per i genitori è sproporzionato in base al legame biologico.

Il gesto d’amore a nostro modesto parere si dimostra proprio dicendo la verità, altrimenti dobbiamo considerare ad esempio che il figlio, a certe domande mediche relative a patologie/condizioni ereditarie risponda in modo fuorviante, potenzialmente compromettendo le terapie, scelte sulla base di informazioni non corrette. Tuttavia, pur con probabilità minime, rimane anche il discorso legato all’incesto accidentale tra due figli nati dallo stesso donatore.

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